venerdì 3 novembre 2017

The Beguiled


Non è poi tanto difficile capire cosa passi per la testa di John McBurney, caporale dell'esercito nordista scampato per caso alla fine grazie al soccorso di un sparuto gruppo di donne, insegnanti ed educande dimenticate in un collegio del Sud nel bel mezzo della Guerra Civile: quale fantasia avrebbe potuto essere più eccitante per un soldato, ferito e braccato dal nemico e da un conflitto che ha già sottratto tanti uomini al calore di una donna, dell'avere intorno tante vergini carine e indifese pronte a guardare con curiosità e interesse all'affamato avventuriero a cui hanno fatto salva la vita, ancelle di un tempio pagano protette dal mondo in subbuglio unicamente dal fitto del bosco e dalla monotonia delle giornate. 

In The Beguiled(L'Inganno) di Sofia Coppola, secondo adattamento dell'omonimo romanzo dopo l'epocale film di Don Siegel con Clint Eastwood (in Italiano La notte brava del soldato Jonathan), le differenze fra i sessi imposte da convenzioni sociali e culturali vecchie quanto l'umanità stessa si abbattono ineluttabili sulle signorine dell''800 quanto sui nostri occhi di spettatori moderni e allenati; mentre l'uomo è libero di arginare convenzioni e buone maniere e dare libero sfogo a quegli stessi impulsi che il gentil sesso è costretto a reprimere entro i lacci di camiciole e corsetti, sulle Donne ricade il dovere di proteggere la propria virtù in attesa che un marito rispettabile acquisti il diritto unilaterale di goderne: sempre sotto una campana di vetro, sempre tenute in piedi da stecche di disciplina e autocontrollo, finché la pressione non diventa insopportabile al punto da voler strappare via a morsi perle e bottoni.

lunedì 23 ottobre 2017

A Ghost Story




Ci piace pensare che le storie di fantasmi debbano essere sempre creepy e spaventose, di quelle che ti fanno saltare in aria davanti allo schermo quando un amico ti pizzica scherzosamente o che non ti fanno dormire la notte, facendoti sussultare al primo crepitio quando vedi gli armadi dischiudersi con fare sinistro e gli oggetti sembrano finire a terra senza un perché, come se la gravità si accanisse su di loro per il mero piacere di farvi arrabbiare.

Difficilmente nel brivido del momento troviamo però il tempo e la voglia di soffermarci davvero su quali storie si nascondano sotto il lenzuolo bianco o fra le maglie delle catene di questi spiriti inquietanti e incaponiti, soli con sé stessi e il proprio abisso senza che nessuno possa vederli né sentirli se non per fuggire via in preda allo sconcerto e al terrore, un'eternità di silenzio da affrontare fra quelle mura che un tempo raccoglievano felicità, discussioni e briciole di una vita intera e che adesso sono solo lo scheletro di ciò che è stato, l'ultima rocca a cui aggrapparsi per non sparire del tutto dal ricordo di chi li ha amati tanto ma non può fare a meno di andare avanti.

A Ghost Story è un film piccolo girato quasi del tutto in una stanza, con la camera puntata su quella cucina/sala da pranzo dove la quotidianità fa il suo giro giorno dopo giorno nella buona e nella cattiva sorte, che si prende una bella dose di rischio nell'usare due attori di calibro come Rooney Mara e Casey Affleck giusto per una manciata di scene prima di annullarli nel flusso atemporale degli eventi (sotto al lenzuolo del marito defunto potrebbe esserci chiunque), semplici archetipi che non hanno neppure bisogno di un nome completo per raccontarci la loro storia: la storia di una partita con la morte persa in partenza eppure vinta con l'amore, l'unica ragione per cui continuiamo ad alzarci la mattina pur consapevoli che i figli dei nostri figli affronteranno lo stesso identico percorso di inizio e fine di ogni cosa, l'unico modo per combattere la paura del nulla quando spegniamo la luce a tarda notte e affidiamo i nostri sogni al buio, sperando che la nostra memoria non si sbricioli nel tempo senza che rimanga più nulla di ciò che abbiamo avuto.

A Ghost Story sta tutto lì, nel racconto di una vita che è finita e che nei suoi lunghi silenzi si ingozza di torte mangiate controvoglia con le lacrime e si strazia di malinconia e solitudine, ma che si ritrova senza faccende in sospeso una volta compreso che anche se per poco e a dispetto di un destino bastardo vale sempre la pena di esistere: eccolo il lascito dell'affetto che doniamo agli altri e che loro prima o poi loro si porteranno via, nelle briciole che gli lasciamo nel cuore e che ci permetteranno di vivere altre vite che non vedremo, nascoste in una canzone o nel passaggio di un libro che raccontava di noi e delle piccole cose che ci rendevano felici, o in un pezzo di carta incastrato in una crepa nel muro della casa che ci ha protetto dai pericoli del mondo finchè ha potuto, abbastanza da permetterci di abbandonare il lenzuolo e affrontare finalmente l'ignoto.


lunedì 2 ottobre 2017

L'Assedio - Troppi nemici per Giovanni Falcone



Statue agli ingressi delle scuole e murales più o meno elaborati sparsi per le strade di Palermo, sugli edifici e nei musei, la foto della Proclamazione che campeggia piena di speranza e soddisfazione sul cortile della facoltà di Giurisprudenza e persino quel che resta della macchina con le sue lamiere scomposte e accartocciate, la violenza dell'esplosione messa sotto vetro a fotografia imperitura dell'orrore scritto col sangue sul calendario di un infausto 1992: i cenotafi dedicati a Giovanni Falcone vegliano sul Capoluogo siciliano perchè nessuno possa permettersi il lusso di dimenticare, presenti allo sguardo degli uomini e delle donne che hanno vissuto loro malgrado la giovinezza in una città pronta a trasformarsi con regolare e terribile frequenza nel set di uno spietato western metropolitano, ma anche delle nuove generazioni di ragazzi troppo piccoli all'epoca dei fatti o nati dopo quegli anni terribili.

La linea che corre fra la lealtà al ricordo e la beatificazione è tanto sottile quanto pericolosa nell'avanzare con insistenza martellante un'unica domanda: chi era davvero l'uomo alla cui memoria cerchiamo disperatamente di aggrapparci? Come si è potuto lasciare che rimanesse tanto solo da finire nella rete degli uomini che stava cercando con ogni mezzo di combattere e dov'erano lo stato, i colleghi, gli amici che avrebbero dovuto supportarlo e proteggerlo? è un viaggio doloroso ma necessario, descritto con finezza di dettaglio e coraggiosa sagacia, quello che Giovanni Bianconi compie ne L'Assedio- troppi nemici per Giovanni Falcone, cronaca di una Guerra lunga e insidiosa che ha visto in fine i migliori servitori dello stato cadere sotto i colpi di cannone della criminalità organizzata, aprendo brecce sulla mura che avrebbero dovuto proteggerli e che si sono fatte fragili sotto il peso di invidie e gelosie o semplicemente della mancanza della lungimiranza necessaria nel guardare oltre la linea dell'orizzonte, al di là del Panorama di cavilli, burocrazia e corruzione proposto dal Regno D'Italia e dai suoi capi palesi e occulti.

venerdì 5 maggio 2017

The Light Between Oceans


"We can't rightly talk about the future if you think about it. We can only talk about what we imagine or wish for. It's not the same thing."

Metti un romantico faro su un'isoletta ritirata e tranquilla al largo della costa australiana, con tramonti mozzafiato su un panorama da cartolina e il solo rumore delle onde a fare da sottofondo, metti che il guardiano del faro sia un uomo tormentato dal ricordo assordante delle trincee della Grande Guerra e che abbia il volto di Michael Fassbender, metti una ragazza anche lei provata dal Conflitto e ansiosa di formare una nuova famiglia con un infinito tappeto d'acqua e d'amore a far da barriera contro il dolore del mondo, metti che questa fanciulla abbia i tratti dolci e testardi della piccola Alicia Vikander, che sembrerebbe essersi innamorata del Fassbender proprio sul set di questo film perchè in certe circostanze a giocare a moglie e marito è difficile rimanere indifferenti: il biglietto da visita di The Light Between Oceans (La Luce fra gli Oceani) è infiocchettato abbastanza bene da spingerti a salire a bordo senza tante storie, per venderti una love story dal pedigree impeccabile con due protagonisti belli e bravi, una splendida cornice paesaggistica a riempirti gli occhi e una dose massiccia di lacrimoni per farteli bruciare.

lunedì 1 maggio 2017

Thirteen Reasons Why


"I had all and then most of you
Some and now none of you
Take me back to the night we met
I don't know what I'm supposed to do
Haunted by the ghost of you
Oh, take me back to the night we met"
(Lord Huron, The Night We Met)

Come ci insegna il Bardo guardando con onestà sorprendente a quegli scavezzacollo sconsiderati di Romeo e Giulietta, gli adolescenti non sono molto bravi ad accettare mezze misure e compromessi, pulcini incapaci come sono di liberarsi del tutto dei frammenti accoglienti del loro guscio per spiccare finalmente il volo verso il futuro, anche a costo di sbattere a più riprese contro un ostacolo per ripartire ogni volta più forti di prima. Che la vita sia una battaglia e che la felicità non sia un assoluto è un'ovvietà che impari presto, ma a quattordici anni la fame di quell'esistere così pieno e sconosciuto è talmente grande che non puoi che scegliere deliberatamente di non sentire: varchi per la prima volta il cancello delle superiori con la certezza che o sarà tutto meraviglioso o finirà in un disastro totale, cerchi disperatamente di farti accettare da coetanei che ogni giorno sembrano stare lì solo per dirti che saranno sempre più sicuri, più belli e più in gamba di te, riesci a ritagliarti un piccolo spazio nel girone infernale della scuola ma basta una mezza parola o un banale fraintendimento per sentirsi dire che è finita, l'affronto che hai fatto è troppo grande per poter essere perdonato e dimenticato, torna pure nel tuo eremo di solitudine che a nessuno importa niente di te e mai importerà. 
Ti butti sui libri con tutta l'energia che riesci a trovare o li abbandoni del tutto, alla ricerca di qualcosa che possa rendere giustizia alla persona che vorresti essere ma non ce la fai, perchè una cattiveria dopo l'altra la linfa che dovrebbe nutrire l'adulto che diventerai viene succhiata via e divorata da un dolore che sembra insostenibile, il tarlo del niente che nulla vede e nulla ascolta, neppure l'amore e la disponibilità della famiglia che ti ha sempre amato; solo un piccolo assaggio di una maturità di sofferenza da cui non hai ancora i mezzi per difenderti e dinanzi alla quale il bambino che è in te reagisce nell'unico modo che conosce: diventare egoista e scappare via per non provare più dolore, smettere di remare e lasciarsi inghiottire dalle onde, se necessario, anche verso la fine.

La vera forza di Thirteen Reasons Why(Tredici), nuova serie cult di Netflix capace di macinare consensi e scatenare polemiche e perplessità senza alcuna barriera generazionale non è soltanto la scelta di scoperchiare un vaso di Pandora scomodo come quello del suicidio di una sedicenne, analizzandone cause e conseguenze fra apparenti banalità adolescenziali e traumi indelebili, ma soprattutto il riuscire ad aprire una breccia nell'animo travagliato di giovani e non più giovani con l'onestà e il cuore di chi non ha paura di sporcare la patina del teen drama tradizionale in nome di un racconto più vero.

giovedì 13 aprile 2017

Beauty and The Beast




Oltre i confini del sequel e del prequel, del remake e del revival, un'altra inquietante creatura figlia del nostro tempo ha trovato terreno fertile e battuto cassa come non mai fra le braccia di Mamma Disney: l'adattamento live action dei classici dell'animazione del passato, la resurrezione delle opere che tutti conosciamo pressoché a memoria dopo anni di rewatch in cassetta e in dvd, con qualche piccolo splash di revisione e ampliamento narrativo e un'imponente apparato di scenografie e costumi che non badi a spese, per vedere realizzata la fantasia di avere attori in carne e ossa che abbiano le caratteristiche giuste per dare vita ai personaggi che hanno popolato la nostra infanzia.

Non che nella nostalgia ci sia qualcosa di sbagliato: il mito dell'età dell'oro è la ricerca di un rifugio dall'oppressione quotidiana che ci piace sempre tanto e che da qualche anno a questa parte è stato pompato come non mai(come se ormai si fosse raggiunto un limite alle cose che possano essere create, scoperte, esplorate), ma quando la riscoperta si traduce in un copycat senz'anima del tutto dipendente dal ricordo di ciò che è stato e in grado di contribuire poco o niente a un arricchimento della storia, qual dovrebbe essere l'utilità ha l'intera operazione?

lunedì 3 aprile 2017

Scarlett Johansson: fra talento e sensualità, il mistero della Vedova Nera


Occhi grandi e verdi che non si abbassano mai, orgogliosi di un incantesimo duraturo e pericoloso al quale non puoi e non vuoi sfuggire, le labbra carnose e sensuali leggermente dischiuse pronte a bisbigliarti un segreto che aspetta da troppo tempo, la dolcezza di un sorriso accennato che dovrebbe scontrarsi col resto e che invece è chiaramente nel suo elemento: la ragazza con l'orecchino di perla di Johannes Vermeer non poteva trovare alter ego migliore in Scarlett Johansson, l'attrice americana che ha saputo trovare la sua strada nella grande marea di Hollywood diventando uno dei volti più popolari e richiesti degli ultimi anni.

domenica 19 marzo 2017

Frantz


"Les sanglots longs
Des violons
De l'automne
Blessent mon coeur
D'une langueur
Monotone.
Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l'heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure

Et je m'en vais
Au vent mauvais
Qui m'emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte."
(Chanson d'automne, Paul Verlaine)

Una ragazza porta tutti i giorni i fiori sulla tomba del fidanzato: il corpo del suo amato non appartiene a quella terra, sepolto senza nome in qualche campo francese ancora insanguinato da una Guerra che si è portata via tutta la giovinezza delle Nazioni che l'hanno scatenata lasciandosi dietro solo fantasmi; il mondo che li circonda è in bianco e nero, gli unici colori concessi dal lutto e dal dolore di chi finge di poter ricominciare ma ha perso per strada troppi pezzi: la cartolina che presenta Frantz di François Ozon è di quelle che potresti trovare nei romanzi di Stefan Zweig, con la Mitteleuropa reduce dal Primo Conflitto Mondiale incapace di riappacificarsi con lo straniero quanto con sé stessa e la sua arroganza, la stessa che avrebbe riportato il mondo sull'orlo del baratro vent'anni dopo aver lavato via dagli scarponi le croste di fango delle trincee.

domenica 5 marzo 2017

Arrival


"Despite knowing the journey and where it leads... I embrace it. And I welcome every moment of it."


Una finestra di pace che guarda sul mare, incorniciata su un tramonto azzurro con l'acqua che tutto lava e tutto ritorna, una bambina che nasce e che cresce imparando ad amare il mondo e la vita che ha ricevuto, sotto gli occhi felici della mamma che non l'avrebbe mai lasciata: più che ai classici della fantascienza, le prime immagini di Arrival di Denis Villeneuve sembrano guardare a La Sottile Linea RossaThe Tree of Life di Terrence Malick, decodificandone la struggente bellezza visiva in un film che ne raccoglie il messaggio con straordinaria sincerità e candore, ma senza inciampare nella trappola di autocompiacimento di cui soffrono meccanismi autoriali ormai consolidati.

venerdì 3 marzo 2017

La La Land



"...And here’s to the fools
who dream
Crazy, as they may seem
Here’s to the hearts that break
Here’s to the mess we make."

La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare, ma non al prezzo di un sogno troppo grande per rischiare di rimanere chiuso nel cassetto: i versi di Nature Boy che erano divenuti il motto del Moulin Rouge di Baz Lurhmann avrebbero potuto trovare terreno fertile anche in La La Land di Damien Chazelle, seconda prova di pregio del trentaduenne regista dopo Whiplash e film musicale nel genere quanto nell'ambientazione, se solo non fosse stato lontano anni luce dalla riproduzione di un archetipo che ponesse le basi per una romantica e appassionata fantasia d'amore come era invece accaduto nel film di Lurhmann; torna prepotente piuttosto il tema della prioritaria realizzazione delle proprie ambizioni, parecchio caro a Chazelle per ragioni che non escludiamo essere prettamente autobiografiche, rivestito di un approccio di cuore più soft che lascia indietro gli schizzi di sudore e sangue rimasti sulla batteria di Miles Teller ma non per questo rinuncia a spezzarci il cuore e a farci soffrire.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

condividi